Ho letto la presentazione di un corso di "grande" marketing assai costoso.
In realtà un'accozzaglia a caso di banalita', ma mi ha fatto riflettere.
Perche' le banalità, alla fine, sono vere.
Non meritano un corso intero, ma sono vere.
Come dice il motto puoi imparare sia da chi e' saggio sia da chi non lo e', o detto in maniera truce, capisci cosa fare o non fare.
Ma piu' nello specifico e' il motivo per cui molti "imprenditori" falliscono o sono obbligati ad un vivacchiare se non hanno un business plan che non sia un parto onirico sotto acido.
Perche' a scuola Catullo e' piu' importante di gretti numeri economici e snobbare la realta' del presente rifugiandosi in un passato immaginario causa problemi non da ridere.
Ricordiamo che in italia le aziende nel 90% dei casi o sono il lavorone sotto padron che che come business plan e' "fare come lui al 5% meno" o tizi che si alzano la mattina pensando che "se lo fa tizio lo posso fare pur io".
In pratica tentativi di fotocopia sbiadita di attività spesso alla frutta che ha ben poche possibilita' di esplodere.
Tanti conoscenti che vorrebbero far partire attivita' a me sembra che non sappiano neppure queste banalita' estreme come "se spendi piu' di quanto incassi sei nei premi" che era il vecchio motto del piccolo ignorante italiano anni 60.
Pertanto vi ammorbo con considerazioni simili, ma piu' precise, della presentazione del corso prendendone spunto per capire il dramma imprenditoriale italiano.
Il tessuto imprenditoriale italiano parte dopo la WW2, di fatto in precedenza eravamo molto messi male che manco si puo' chiamare imprenditoria se non eccezionalmente.
Aprire un’attività nel 1950-60 in italia era quasi sempre "quello li' che fa quella cosa la".
Se non si facevano castronerie non avevi concorrenza alcuna, era il deserto.
Le attivita' erano per lo piu' tutte labor intesitive, ovvero difficilmente avevi bisogno di partire con ampi investimenti, le nicchie erano tutte vuote, bastava accomodarsi.
Se nel 1960 apriva una pizzeria, era IL pizzaiolo, in città ne avevi pochi, potevi essere il primo.
Del resto la "pizza" era giunta in italia nel 45, pochi anni prima, e nel 1980 ha conosciuto un boom al nord, come cibo etnico, incredibile.
Negli anni 80 reggevano perche' lo stato regalava soldi all’economia, e il boom stava in piedi.
Dal 1960 al 1990 circa la pizzeria, l'ennesima, era un lavoro ad alta rendita nonostante la poverta' del prodotto/servizio.
Scelgo la pizzeria e non cose piu' complesse, ma il discorso e' simile per la meccanica o altro.
Poi avvenne un fatto, in citta' non accadeva piu' che i tuoi ti portassero in pizzeria alla domenica a mangiare "etnico" (che poi era estero ma non etnico, glissiamo).
In citta' fra asporto e seduti vi saranno state almeno 200 pizzerie.
Poi hanno cominciato a chiudere.
Prima abbiamo avuto gli anni 90 con il cinese (altro etnico) poi il giapponese e intanto i "panini" (con lo zundapp) avevano gia' destabilizzato.
Oggi le pizzerie sono 1/5 almeno del picco.
Aprire oggi una pizzeria e' da poco furbi.
Nella stessa via hai almeno una serie di concorrenti, inoltre hai le APPestanti di delivery.
Anche cercare la nicchia e' difficile, "le pizze napoletane" o le "pizze gourmet", come quelle al rosmarino vegan free anti cruel superpixel le trovi gia' in citta'.
Questo e' successo in ogni settore, non solo nelle pizzerie.
Mettere su un'aziendina metalmeccanica comprando 4 torni, pagandoli facendo le nottate in bianco, non basta piu'.
Tuo nonno, tuo padre, con le elementari e una bottega ha fatto i soldi e tu, se ci provi, affondi male.
Mio padre era un elettrodomesticaro, ne ho conosciuti bene almeno 200, visti di sfuggita un migliaio.
Spesso erano negozi storici, che avevano aperto nei gloriosi primi 60, alcuni nei 70, raramente primi 80.
Gia negli anni 90 alcuni non capivano come avessero perso lo smalto e spendevano piu' dell'incasso.
Nel 1960 non serviva sapere come gestire un'azienda, non serviva studiare marketing, bastava aprire.
Alla fine della giornata guardavano nel cassetto.
Il numero dei negozi era da sempre salito, masticando i margini, ma l'idea e' che bastava stringere i denti e i soldi arrivavano.
Le tasse e gli oneri erano bassissimi.
Il problema e' che nel frattempo erano arrivate altre realta', i salumieri, certo, ma anche le varie trony e saturn.
Quello che non capivano gli elettrodomesticari era che le catene non vendevano elettrodomestici.
Vendevano se stesse.
Del resto chi vendeva il negozietto spesso prendeva ZERO, del resto valevano piu' i muri, se malauguratamente erano di proprieta', che dell'attivita' una volta cessata la follia della "licenza".
Per una catena, spesso, il prodotto e' la catena stessa.
Cosi' molti negozi di elettrodomestici sono diventati banche, flagship di giocattoli o di mutande, come del resto i pizzaioli sono stati sostituiti da sushi piuttosto che concessionarie o vestiario.
Oggi iniziare vuol dire lottare, per davvero.
Benvenuto in DOOM.
la teoria del "faccio pagare meno del concorrente" e' per lo piu' morta, ma far pagare un gelato 5E non e' facile, devi fare qualcosa di molto WoW.
"Il controllo di gestione della maggior parte delle PMI italiane è ancora fermo a "ho incassato più di quello che ho speso?".
(una frase del "corso")
Siamo un mondo complesso, dove se sei una pizzeria i tuoi competitor sono McDonald's o altre catene che usano i dati e hanno gestioni finanziarie complesse, catene del valore controllate e non vincolate al semplice prodotto e hanno il marketing per stanare proprio il tuo maledetto cliente.
Se il tuo concorrente usa i dati per prevedere cosa ordinera' fra tre mesi, ha piazzato l'ordine per 300.000 panini che ha negoziato dalla parte del manico e bloccato per avere un prezzo certo, rivolgendosi ad un areale ampio e la sua catena del valore parte dalla pianta del grano tu cosa fai?
Tu stai ancora con exCCel usato male al posto di access, cercando di capire quanta roba hai nel frigo per andare dal grossista che e' parte di una catena del valore, che non conosci, molto costosa e dal prezzo e qualita' variabile?
In pratica hai allungato la catena del valore (piu' costo), resa meno prevedile (piu' costo), con prezzi non concordati (piu' costo) e hai comunque spese superiori (di certo non puoi fare uno spot TV)
Di fatto non puoi investire nel KnowHow e nella pubblicita'.
Sicuro di poter competere?
Sicuro di guadagnare?
Oggi per fare imprenditoria bisogna iniziare a pensare: "Cosa posso fare che risolve un problema che magari la gente non sa nemmeno di avere?"
Per esempio io mi sono sempre chiesto, fra le migliaia, perche' non esistono societa' di cura&gestione PET.
Perche' magari e' azzardato in un paese di straccioni con il suv, ma non e' certo mettendosi a fare una pizzeria o un officinetta sguarnita che riuscirete a non fallire.
il "corso" (piu' roba da blog) dice giustamente
Il segreto? Non fare il clone sfigato: "Partecipare" non basta più. Il mondo Eldorado dei nostri nonni è finito, e no, non tornerà.
Perche' era l’eldorado davvero, una terra vergine e una terra in cui lo stato, soprattutto al sud (che si riversava indirettamente anche al nord) versava danari a pioggia.
Quindi piu' ricchezza, presa a prestito nei 60-80 dal post 2000 e terra vergine di conquista.
Ora si paga, buffoncelli.
Il problema e' scolare, chi con uno studio 3za media o peggio liceo ha davvero le armi per combattere o pensa, come il solito stolto in monopattino, di essere valentino rossi?
Nessuno che non voglia lottare con il primo "negher", che quel lavoro lo ha imparato in 2 anni sotto padrone, dovrebbe partire con un lavoro imprenditoriale che ha la sola forza nel "mi lavuri forte".
E' ovvio che il mondo e' di chi evolve, non di chi pesta il martello piu' forte come nel 1940.
Nella realta' e' sempre stato cosi', solo che prima era piu' facile.
Bastava esistere, aprire, fare e soprattutto copiare: il 90% delle aziende italiane sono nate da operai messi in proprio, che non ci sarebbe nulla di male se non fosse che e' una squallida copia, spesso a minor prezzo, del vecchio capo oramai con moglie e figli che non poteva permettersi lo svacco dei prezzi per inseguire un giovietto che lavora 14 ore al giorno in perdita.
Perché quando la tua tecnologia e' uguale ad altri, e pari a zero, se non ci sono motivi a parte il "ma io costo meno" sei fregato.
Il problema del "
costo meno peCChe mi ci do da fare" con il fatto che oggi puoi fare un ordine o una telefonata con pochi spiccioli in tutto il mondo fa ridere: diviene chiaro che se "altrove" fanno il tuo chiodo senza ricerca a meno sei fregato.
Negli anni 60 era gia' un problema far arrivare la roba dal sud, anche cose banali erano impossibili.
Oggi il 15enne ordina le cuffie BT bellissime in cina a 10E.
Tu sei rimasto agli auricolari a filo con diaframma tranciato in tolla brutto, facili da fare anche per un 3za media.
Il tuo capo li ha prodotti cosi' per 30 anni campandoci bene, tu gli hai rubato il lavoro costringendolo a chiudere o non investire.
Il capo non ha potuto evolvere e tu sei nei debiti per aver sbagliato business, chi paga l'evoluzione?
Ecco perche' oggi per partire ti serve un istruzione SUPERIORE, non nel senso che hai studiato alle superiori, ma che hai studiato tanti anni per bene partendo da subito con quello che ti serve e non hai perso tempo a cincischiare.
Alle superiori devi gia' iniziare a tromba, non puoi iniziare all'uni, altrimenti ti asfaltano.
Qualcuno puo' contestarmi che trovare una via nuova e' difficile, e' per questo che le aziende hanno un ciclo e gli investitori investono scommettendo sulle nuove idee.
Ovviamente in italia mancando le idee e l'istruzione mancano sia le aziende in cui investire sia gli investitori che sappiano cosa vuol dire investire,non a caso le aziende italiche secondo i dati sono PESANTEMENTE SOTTOCAPITALIZZATE.
Non a caso le rare azinede appena fondate che hanno un quelche valore, le famose start-up, una volta che bruciano i soldi di parenti e amici (e per sbaglio qualche angel passato di li a caso) trasferiscono la loro sede all'estero.
Per quanto nessuno ne parli non esiste solo una pesantissima fuga di cervelli e delocalizzazione, ma esiste una altrettanto pesante fuga di aziende appena nate.
Ora e' evidente che tizio puo' vcendere il corso a chi ha studiato Catullo senza mai leggere nulla fuori dalla sQuola, ma del resto essendo "maturo" pensava di non averne bisogno.
Il problema dell'italia e' tutto qui:
Troppi 3za media e troppo liceo.
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