martedì, agosto 11, 2026

costruire i disoccupati

 


 In un’epoca fortemente orientata alla tecnologia e alla produttività immediata, studiare il pensiero, la storia e la cultura può sembrare a qualcuno un esercizio astratto. Eppure, le scienze umane sono l’unica vera bussola che abbiamo per non perderci nel cambiamento e per dare un senso etico al progresso.
Gli studi umanistici non nascono per fornire risposte preconfezionate, ma per insegnarci a porre le domande giuste. Quelle che servono a interpretare e governare il futuro. Investi sulla conoscenza che unisce pensiero, cultura e innovazione.  Dona il tuo 5x1000 all’Università degli Studi di Milano.
Codice Fiscale: 80012650158

 

Oserei dire che qui stiamo toppando grande 
E' vero, gli studi umanistici non sono inutili.
Detto questo e' altrettanto vero che il percorso di studi deve riflettere cio' che si andra' a fare "da grande".
Se il mio sogno e' progettare ponti il grosso deve essere ingegneria strutturale, non certo la storia della musica del 1400.
Alla stessa maniera se la mia idea di futuro e' fare il chitarrista in una band e' probabile che io voglia affinare composizione musicale, magari sapere di bus digitali o modulazioni su piu' quadranti non mi interessa molto.
Per carita', tutto fa brodo, ma il nostro tempo non e' infinito e 3 lauree non tutti possono permettersele.

In un’epoca fortemente orientata alla tecnologia"
Allora lo riconoscete, dannati.

"alla produttività immediata,"
fatemi capire.
A voi non fa piacere che dopo la scuola uno si trova a poter subito produrre e guadagnare sesterzi?
Per voi e' meglio navigare con calma da sinistro ZTLlino immendiatamente nel mare della disoccupazione per un occupazione non immediata ma differita in un indefinito tempo?
DAVVERO?
Siete sicuri?

" studiare il pensiero, la storia e la cultura può sembrare a qualcuno un esercizio astratto."
Al solito dipende sempre dal contesto, quale cultura, e quale storia.
Se parliamo di insegnare la storia babilonese per 400 ore ad un elettrotecnico avete preso una cantonata pazzesca.
Quello che posso dire e' che, da divoratore compulsivo di libri, la cultura che in genere e' insegnata in italia nella letteratura e' zoppa, monotematica e poco lungimirante.


 "Eppure, le scienze umane sono l’unica vera bussola che abbiamo per non perderci nel cambiamento e per dare un senso etico al progresso."

diciamo che e' scritta a caxxo di cane, peggio dei miei scritti, ma di fatto e' l'unica cosa che abbia un senso. 

"Gli studi umanistici non nascono per fornire risposte preconfezionate, ma per insegnarci a porre le domande giuste."

direi di no.
La scienza e' quella che cerca nuove risposte, il 90% degli studi umanistici sono rivolti al passato lontano.
il "si fa cosi'" e' il sottotesto di molte materie umanistiche, soprattutto insegnate in italia.
Persino la storia, che oggi e' una materia molto piu' viva rispetto a decenni fa, in italia rifiuta tecnologie, metodologie e mezzi che causerebbero un aumento delle produttività immediatamente (ovvove catialistva!)

Se pero' andiamo a vedere i corsi proposti, di fatto per lo piu' tecnologici, ci accorgiamo che a parte delle follie i corsi sono molto piu' normali di quanto scritto sulla pubblicita' regresso.
Viene il sospetto che lo scopo della pubblicita' fosse tutt'altro che rendersi semplicemente ridicoli (e perdere iscritti), ma un calcolo molto piu' feroce.

-La perdita di iscritti non sussiste: le universita' italiane del nord sono per lo piu' overbooked: perdere dei richiedenti non fa differenza. Gli iscritti di certo non cambieranno per una caduta del 10% di richieste.  

-si va a colpire una serie di persone "il latino apre la mente" che sborsano per la loro convinzione e nel contempo sono magari stati studenti dell'ateneo con corsi umanistici 30 anni fa.

-si va a colpire la solita coppi/bartali con l'ateneo "supertech" del polimi. 
Una differenziazione che puo' giovare: noi abbiamo la PRO-vitamina V

La domanda e' la solita: davvero anche le uni devono fare questo?
Non lo lasciamo alle marchette che devono vendere la soundbar mono?

 

 

14 commenti:

docelektro s.a.s. ha detto...

Personalmente mi sono sempre chiesto perchè certe facoltà siano piene di fattoni con sola voglia di spaglionare 24/24- Magari sanno rollare in 52 modi ma per il resto...

Gate-All-Around ha detto...

Ciao,

spero che tu ti sia ripreso o che almeno provi meno dolore.
Cosa dire di questo post? Una volta quando ero piccolo e (forse) più stupido di quanto sia adesso ti avrei dato ragione, ma oggi penso in maniera differente.

Se uno studente se la cava bene in sumerologia perché dovrebbe studiare fisica o ingegneria meccanica?
E se anche avesse studiato ingegneria e dopo la tesi scoprisse che l'unica possibilità sono le maledette società di consulenza dove la valutazione dei candidati (ovvero la distruzione immediata della carriera) è svolta da laureati in Scienze dell'Educazione, ovvero da umanisti privi di formazione tecnologica, cosa direbbe? Che avrebbe dovuto rischiare?
Non giriamoci intorno, i laureati in materie tecnologiche sono fin troppi, la maggior parte è destinata a diventare venditore o fornire supporto ai clienti.
In passato capitava di riciclarsi come programmatore (sistemista o embedded) che poi significa passare per le società di consulenza di cui sopra.

Permettimi di discutere di altri punti a partire dalla chiusura. Purtroppo le Università fanno tanto marketing, cosa che avviene da decenni, in passato mascherato da orientamento per gli studenti prossimi alla maturità, oggi rilanciato senza patemi sui social come fosse un telefonino.
Ho sempre criticato un'Università di Milano, quella sorta sulle rovine di una vecchia fabbrica, perché ha puntato forte sul marketing, con interviste, articoli sulla stampa ed altro a creare un marchio forte. Per onestà devo dire che molti miei amici hanno conseguito la Laurea in questa università trovandosi bene, una buona fetta di costoro aveva mollato l'università pseudotecnologica di cui parleremo dopo.
Sinceramente non so se realmente le università sono strapiene come si vuol dire. Se da una lato c'è chi vuole andare a vivvvere a Mmmmelaaaanooo, dall'altro so di corsi di Laurea tenuti in piedi dalle iscrizioni di indiani e cinesi, generalmente scarsi, specialmente gli indiani. Generalmente sono corsi di Laurea Specialistica, alcuni ho potuto constatare che sono tenuti molto bene dal punto di vista didattico, tuttavia per vari fattori, tra cui il calo demografico, capitano intoppi.
Finiamo con un velo pietoso. il PoliMI supertech? Veramente? Immagino fosse ironia.

docelektro s.a.s ha detto...

personalmente le grandi città meritano solo teratoni. Polimi ancorà di più perchè si sono permessi di fare una classe che parlano solo inglese quindi popò allo stato estremo

giggino ha detto...

prova a studiare latino e poi leggerti i classici in lingua originale. Ti aprirebbero la mente e capiresti perché sono così importanti. Secondo me, se sei come appari, poi una volta illuminato ti verrebbe voglia di studiare anche greco... Male che vada ti divertiresti a riscoprire il significato di parole che hai imparato dal contesto. Fidati

giggino ha detto...

Dopo potresti parlare con cognizione di causa.

docelektro s.a.s ha detto...

il latino è una lingua inutile ,morta e sepolta. Avevo studiato qualcosa solo per scrivere dei testi di black metal per un gruppo della zona. Al pari di quei cessi di numeri romani che servono meno di zero

Celso ha detto...

Non ti preoccupare che la storia della musica in italia non la conosce nessuno... pure di storia dell'arte una parte della popolazione una qualche infarinatura di base ce l'ha... magari residui di traumi delle superiori o delle medie... ma in quanto a musica siamo sotto lo zero.

docelektro s.a.s ha detto...

Ma cosa c'è da sapere? Cosa serve consocere i miagoliii del violino di salvatore accardo o quella porcheria classica che è noiosa all'estrema potenza ?

Di tutto quel vecchiume indegno si salvano solo le valchirie ,1812 di chaikovsky e FORSE qualcosa di bizet.

Per quanto riguarda la letteratura italiana si salvano Verga e capuana. Di tutto il resto un bel falò in stile zio adolfo e passa la paura.

L'unica musica che ammetto a casa mia è quella dove sono presenti chitarre elettrche e il liscio. C'è veramente bisogno di altro?

Gaetano79 ha detto...

Se una persona non è portata per gli studi STEM, è libera di iscriversi a corsi di laurea umanistici: l'importante è che, una volta ottenuta la laurea, non si lamenti delle minori possibilità occupazionali rispetto ai laureati delle altre discipline.
In merito alle lauree umanistiche, ho notato da tempo un fatto insolito. In passato, per lavorare come assistente di direzione (ex "segretaria di direzione"), era sufficiente un diploma in ragioneria o di perito aziendale e corrispondente aziendale in lingue estere (PACLE). Da almeno vent'anni, per il lavoro di assistente di direzione, molti datori di lavoro richiedono lauree umanistiche (specialmente Lettere e Filosofia, ma non solo). Perchè questo cambiamento? Io ho abbozzato due possibili spiegazioni, naturalmente da verificare:
1) I datori di lavoro sono sinceramente convinti che le competenze umanistiche siano indispensabili per il lavoro di assistente di direzione.
2) Al giorno d'oggi, pochissime ragazze possiedono solamente un diploma di ragioneria o Pacle. Moltissime di loro si iscrivono all'università, scegliendo prevalentemente lauree umanistiche anzichè lauree in economia, quindi i datori di lavoro non hanno alternative in fase di selezione e assunzione.

Gate-All-Around ha detto...

Buonasera,

questa risposta si aggancia alle mie consderazioni sulla selezione di personale tecnico da parte di laureati o laureate in corsi umanistici.
Per prima cosa occorre ricordare che non è necessario affidare le mansioni descritte nella risposta ad una donna.
Dagli anni '90 i requisiti minimi per un lavoro di ufficio sono cresciuti, specialmente per chi inizia una carriera lavorativa. Se per fare anche solo photocopie s'impiegano neo-laureati è evidente che un qualche titolo universitario è fondamentale.
Una laurea in Lettere è compatibile con un lavoro in ufficio non orientato allo sviluppo del prodotto.
In una grande azienda questo ruolo può condurre anche ad una buona carriera.
In più alla fine degli anni '90 (quindi nel periodo citato nella risposta) si è cominciato a considerare la laurea umanistica utile in ruoli come la gestione del personale o altre attività non direttamente orientate al prodotto.
Quante carriere sono state stroncate sul nascere da gente incompetente incapace di leggere i Curricula Vitae durante la scrematura dei candidati!
E poi ci si meraviglia che questo ruolo potrebbe essere affidato a sistemi AI in grado di scorrere i Curricula Vitae!
Discutiamo adesso delle opportunità di lavoro di alcuni laureati del settore scientifico-tecnologico.
Laureati in fisica delle particelle, astrofisica, matematica fondamentale: o il laureato ha mantenuto un buon rapporto in dipartimento durante la tesi, quindi può pensare ad un dottorato, o può pensare ad una rubrica scientifica su qualche giornaletto on-line di quartiere pagato ad articolo.
Biologo: o pensa al dottorato o può andare in un laboratorio analisi, dove premerà Play una volta infilata la provetta in una macchina. Ovviamente con contratto temporaneo.
Veterinario: o ha i soldi per aprire un ambulatorio, o farà i turni notturni in qualche clinica, ovviamente pagato a serata.
Potrei continuare, ma voglio porre una domanda: l'ingegnere gestionale è considerato parte del mondo tecnologico-scientifico o STEM nel neo-dialetto milanese?

giggino ha detto...

Dove sono io a gestionale si iscrivono tantissime ragazze, probabilmente non è percepito molto STEM. "Comandare é meglio che facere"

Celso ha detto...

@docelektro
c.v.d.

Gate-All-Around ha detto...

Verissimo!

Tanto comanderanno le tipe.

docelektro s.a.s ha detto...

questo è un altro rischio. Mi auspico un ritorno al patriarcato vero