Antefatto:
Max Mara ha circa 6mila dipendenti in tutto il mondo e un fatturato di circa 2 miliardi di euro
Ripeto 6000 dipendenti.
Ad occhio il 90% della produzione sono terzisti
Nonostante i costi eccetera il gruppo voleva riqualificare l'area dell'ex fiera di reggio emilia per insediarsi li.
L’azienda voleva creare lì un cosiddetto “polo della moda”, un grande
centro dove mettere la logistica dei suoi diversi marchi e alcuni
showroom e uffici.
I soldi, 110 milioni per l'intero polo e lavori, erano gia' stati accantonati e firmato il preliminare di vendita e definito il giorno del rogito.
Il comune (nella precedente giunta), la regione e tutto il distretto vedevano con gran favore il progetto che portava a MOLTI $$$
triplewin per tutti:
-Greeeeen (piu' che altro spazi pubblici)
la rimozione di quasi il 30 per cento dell’asfalto e del cemento, che sarebbe quindi tornato a essere suolo verde. Sarebbero stati piantati 2mila tra alberi e arbusti, e ci sarebbero stati 25mila metri quadrati di parco pubblico, con viali alberati e passeggiate GRATISSE con parcheggi.
Al centro dei negozi&uffici un altra corte verde.
-Un aumento della forza lavoro, 300 NUOVE assunzioni dirette su 900 persone che avrebbero lavorato nel nuovo polo e probabilmente altrettante sul suolo, per non parlare delle ore di lavoro par fare quella roba.
-riqualificare quelle aree che non si sa mai come fare.
A pochi giorni dal rogito, quindi con costi aziendali, con progetti pagati e commesse pronte MaxMara e' fuggita a game levate.
Perche'?
Perche', da quello che si capisce, i sindacati volevano entrare sulla torta.
E cosa fanno?
Fomentano un piccolissimo sciopero di forse 30 addette.
La bandiera, GRANDE ROSSA in primo piano.
I lavoratori?
Chissene dei lavoratori, importa il brand, samsun, ops, CGIL
Il brand occupa piu' spazio del lavoratori e l'intera bandiera il triplo.
Sulle bandiere non ci sono i MOTIVI, i LAVORATORI, ma il brand che vende il brand, come un azienda marketing driven stanno vendendo loro stessi.
Non leggo neppure la parola "sciopero", potrebbe essere che stanno andando al cinema.
le lavoratrici dello stabilimento produttivo hanno scioperato sotto la spinta della CGIL-Filctem.
Max Mara infatti non applica il CCNL nazionale, applica invece accordi aziendali, cioè contratti fatti ad hoc, che l’azienda dice (oste come e' il vino?) essere migliorativi rispetto al CCNL.
Del resto quello che serve ad una azienda e' stabilita' e margini e ai dipendenti che siano rispettati gli accordi. Entrambi potrebbero essere felici di perdere qualcosa per le certezze.
Le incertezze fanno danni economici.
Per questa situazione i sindacati non sono praticamente presenti dentro l’azienda ed erano quarant’anni che in Max Mara non c’era uno sciopero.
Ripetete con me: 40 anni senza uno sciopero, e non serve certo la CGIL per farne uno.
Infatti le lavoratrici hanno scioperato per diverse ragioni, fra cui, parafrasando, "lavorare nei settori pesanti e' pesante", ma spicca proprio la mancata applicazione del CCNL, che invece secondo i sindacati darebbe più tutele.
Quali tutele non e' ovviamente esplicitato neppure sulla pagina CGIL.
Nessuno ha riportato quali tutele mancano.
L'unica cosa che trovate e' quanto e' duro cucire i tessuti pesanti (fanno prevalentemente capi spalla), e un bel grazie al razzo missile.
Intervistate (non e' chiaro da chi) le 20 scioperanti hanno rilasciato solo lamentele sulla pesantezza di un pesante lavoro fisico simil-fordista quale e' appunto quello del tessile (ricordo che gestivo un brand di haute couture). Se non ti viene mal di schiena e non ti si storta qualche osso e' perche' non stai lavorando in produzione, ma in ufficio.
Non e' cosi' pesante come quelli che scaricano cemento a pacchi dal camion, ma non e' neppure una passeggiata.
Mi dispiace ma non e' uno dei lavori che si passano davanti a solitario con le unghie lunghe da meretrice.
Photo: cara che lavoro fai? Pompo il capo.
Alla richiesta di commentare questa roba la dirigenza di MaxMara che detto: «La nostra azienda non è abituata a commentare, ma a lavorare».
Visto il successo della penetrazione, il primo in 40 anni, viene indetto un nuovo sciopero di cui il primo era preparatorio, un allenamento, il giorno in cui veniva presentato al pubblico il progetto del polo della moda: le lavoratrici hanno scioperato lì davanti, pur non centrando una caxxo, serviva per avere piu' visualizzazioni. CGIL vive di like, alla fine
Presentazione=fotografi, giornalisti, veline e orsi ballerini.
Photo: piu' gli spettatori e coordinatori che scioperanti. Per CGIL "200 dipendenti che ora hanno deciso di dire basta" In CGIL hanno problemi a contare.
Come potete notare sempre bandieroni nuovi di pacca per la manifestazione, con ben in evidenza il brand da vendere.
Compra CGIL-Filctem, lava piu' bianco!
Immediata la reazione della proprieta' che si e' rotta il razzo e ha piantato li tutto il progetto.
Perche' se arrivano i sindacati ITALIANI poi vuol dire che sono beghe a non finire, come sanno bene gli imprenditori.
Del resto se fai 300 scioperi uno in fila all’altro nella medesima azienda (piu' di un caso) forse sarebbe il caso di chiedere se ci sono o ci fanno e la cosa certa e' che servono solo a causare costi a tutti gli attori, soprattutto ai lavoratori.
Quello che non pensavano (perche non sono esseri pensanti, ma solo arraffoni) i venditori dell'azienda CGIL e' la composizione dell'asset di MaxMara.
Innanzi tutto solitamente manifestano per acquisire contro la classica azienda italiana:
poco finanziata da banche che pensano piu' al mattone che al lavoro, sottocapitalizzata e con bilanci asfittici.
Oppure da 20 anni alla canna del gas con la dirigenza che fa salti mortali per non morire domani sul presto e ogni investimento e' un salto nel vuoto.
Tralasciamo le decotte che sono prede facili anche per un bradipo che ha fumato cose.
Un azienda all'italiana non puo' fermare un simile investimento: e' morte certa.
Da qui l'ìdea di rompere il caxxo sul piu' bello.
Tanto non possono certo fare nulla questi sfigatoni delle aziende manifatturiere.
Il problema che questi venditori di bandiere rosse non hanno capito e' che maxmara e' si un colosso con 35 brand, Sportmax, Sportmax Code, Marella, Pennyblack, iBlues, MAX&Co, Marina Rinaldi... ma non e' con i piedi di paglia.
Questa roba e' fatta in italia solo per una piccola parte, la maggior parte viene prodotta "ovunque" Cina compresa.
Spostare anche il poco italiano ci vorrebbe veramente poco.
La seconda cosa e' che normalmente le aziende hanno una dirigenza che deve rendere conto agli azionisti, veri proprietari, e non si puo' certo bloccare investimenti pianificati da tempo, facendo un bel buco nel bilancio, e poi giustificare la cosa con gli azionisti che hanno dato il mandato per fare quella roba. Ricordate il bonus di Tavares che i giornalisti non capivano?
MaxMara ha una struttura piu' agile: i proprietari sono fra i dirigenti e hanno in tasca piu' di 2 miliardi.
Questa e' una perdita, certo, ma non a lungo termine.
La decisione di non impelagarsi e' istantanea, la catena di comando breve: per evitare caos e costi (anche umani di sbattimento) perdere una manciata di milioni non e' un grave danno per un azienda solida, costerebbe di piu' negli anni avere degli scioperi a caxxo.
Ricordiamoci che in passato ci siano state RARE aziende con buoni margini che pur di evitare i sindacati davano trattamenti notevoli. Persino FIAT, nella disperazione, per far smettere i tumulti incessanti, aveva accettato proposte considerate assurde, cosa che non ha fermato i bandieroni se non per pochissimo.
Il risultato del sindacato e' quindi oggi:
1) diminuzione di 300 impiegati nel gruppo.
2) diminuzione degli stipendi (di solito un tale ampliamento delle sedi porta con se aumenti di livello e retribuzioni)
3) probabile aumento delle produzioni all'estero o da terzisti malmessi (il dipendente visto come un problema e non come una risorsa)
4) diminuzione dei lavoratori secondari (tale struttura avrebbe avuto parecchia roba a seconda del target da altri 30 a 500)
In pratica il sindacato per cercare di entrare in una roccaforte poco sindacalizzata ha letteralmente distrutto 500 posti di lavoro e abbassato decine stipendi, cose secondarie di nessun valore rispetto alla diffusione del brand.
Vorrei solo ricordare che casino piantano i sindacati per "solo" 150 persone licenziate, qui sono 500: non vedo bandieroni davanti alla sede della CGIL per protestare contro i licenziamenti virtuali che ha causato.
Del resto se ci fossero davvero dei problemi nascosti in questi 40 anni sarebbe bastato aspettare l'inizio dei lavori e PRIMA dello sciopero interloquire con la proprieta' (di fatto quello per cui verrebbero pagati che non e' stampare bandiere e fare casino), cosa che, secondo le pagine delle CGIL piene di bandieroni, riprese da molti pseudo-giornalisti che non hanno neppure alzato il sedere dalla sedia bevendo tutto dalla cartella stampa fornita dal potente brand cocaco, ops, CGIL, non hanno certo potuto mettere in dubbio.
Quando un sindacato pensa di essere una forza poLLitica come pensa Landini o immagina di essere un venditore di abbonamenti telefonici come Wind ci ritroviamo ad avere un problema grande come una casa: il sindacato smette di essere a favore dei salariati, diventa un entita' che vuole i soldi come un brand qualsiasi. Anche a costo di far danni agli operai:
500 licenziamenti,
diminuzione stipendi
diminuzione di PIL che vuol dire aumento di tasse per i lavoratori e minore welfare
Grazie cgil, a quando uno sciopero indetto contro la cgil?




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