lunedì, febbraio 02, 2026

Fantozzi

 

Fantozzi mi faceva raccapriccio, mi si contorcevano le budella.
E' un film dell'orrore, sadico e violento, ho provato piu' volte a guardarlo, ma mi dava gli incubi.
Il problema e' che all'epoca della mia giovinezza andavano di moda e nelle videoteche e indovinate cosa noleggiavano gli amici per una riunione?
Quella roba che davano tutte le settimane in TV: Fantozzi.
Anche mio cugino, all'epoca proprietario di una videoteca, non capiva perche' la roba che passavano in continuazione in TV era quella maggiormente richiesta in videoteca. 
Mistero.

Cosi' mi ritrovavo in preda al terrore mentre la gente rideva di questo film horror di inusitata violenza.

Se pensate che sia sensibile, per tanti versi lo sarei, ma vi assicuro non in quel senso.

Generalmente i film horror come genere mi fanno schifo come vedere un insetto spiaccicato nel water sporco e poi leccato. 
Non e' orrore, e' tremendo schifo che indugia mestamente sulla splatteritudine.

Una volta mi hanno obbligato a vedere quello schifo di Saw. 
Ho riso tutto il tempo facendo notare quanto era stupidamente parodistico il tutto (e facendo incavolare la tizia che aveva spinto per il pessimo filmetto pensando di fare l'alternativa). 
Non so cosa ci trovi la gente di horror in Saw, a me pare un raccontino bruttarello per 12enni che non notano le incongruenze, le caricature e, soprattutto, le pessime piastrelle che sono il vero attore principale. 
Fantozzi e' il vero horror.
 

Per me la gente non ha neppure capito il contesto di fantozzi, ho provato a spiegalo centinaia di volte, ma pare che nella mete dell'italiano si spengano i neuroni di colpo al sentir il cognome.

Cominciamo dall'inizio, il protagonista: Ugo. 
Il protagonista nasce come fiaba horror della buona notte, poi sulle pagine di una rivista negli anni 60, diventa libro raccolta nel 71 ed infine film.

Fantozzi vive le sue avventure probabilmente all'incirca nel 1960-62 e bisogna ricordare per bene cosa era l'italia in quell'epoca.

Ricordiamo: in Italia, l'italiano medio dell'epoca, era per lo piu' analfabeta (diretto o di ritorno) lo stipendio medio era all’incirca 1/2 di quello di un francese e i laureati pressoche' inesistenti.

Quelli che avevano studiato tanto erano geometri o per lo piu' ragionieri (poi ci torniamo e per legge avevano dei vantaggi per incrementarne le fila, alcune distorsioni permangono ancora oggi).
Essere ragionieri per molti era essere arrivati.

Ugo fantozzi infatti e' abbiente. 
Un realizzato adulto con prole del 1960.
La sua occupazione non e' quella dell'operaio, ma del quadro, forse dirigente.
All'epoca vi era un bel salto.

Ugo fantozzi possiede una casa, mantiene moglie e figlia e ha una vettura di lusso

 

La bianchina, tanto derisa dall'italico associandola al personaggio, non era una vettura base.
Era la vettura lusso, per di piu' in versione SW (panoramica).

Ricordiamo ancora una volta il contesto.
All'epoca era sostanzialmente vietato l'import estero.
Avevamo la lancia e l'alfa, che all'epoca erano come oggi la mercedes classe E.
Poi avevano le fiattone.
Le fiattone partivano dall'alto con la 125/4 che costava un pandemonio e appariva "grande", del resto non aveva concorrenza.
Macchina difficile mentalmente, ricordiamo che la dobbiamo vedere in contesto di prima motorizzazione, non solo di prezzo, ma anche il disagio del mezzo troppo grosso. 
Poi avevamo la sgraziata 850 figlia della vetusta 600 ancora in giro.
Ed infine, reginetta del ballo, la 500 che era costruita per farla sembrare nuova e moderna e con un prezzo d'attacco basso.

Ma ovviamente, pur appezzando il design e il praticame della 500,  i neo-abbienti volevano qualcosa di piu', pur rimanendo su di una vettura che non fosse un ammiraglia per via della dimensione che causava disagio, ma non puzzasse di tristezza essendo uguali all'operaio "specializzato" di alto livello (che all'epoca era praticamente quello che sapeva leggere e scrivere).

Cosi' usando la 500 come base l'Autobianchi con la Bianchina, interpreta per prima volta il ruolo di "utilitaria di lusso”, con finiture migliorate, una linea imitante le grandi estere dei film, cromature e vernici migliori, anche bicolore.
Insomma perfetta per chi cercava l'eleganza e il distinguersi anche nelle dimensioni ridotte 
Il prezzo partiva da almeno il 15% in più con il top di gamma della "panoramica" comprata da fantozzi che poteva arrivare al 50%.
Per questo ci furono momenti che si vendeva piu' della versione fiat nonostante il prezzo assai superiore.

Oggi possiamo pensare che l'auto di fantozzi molto probabilmente sarebbe questa: un suv derivato dal una piccola city nella sua versione piu' costosa essendo cessato il problema del "non troppo grosso" e innestato il "devo farla vedere grossa".


La new fantozzi car: il renegade superaccessoriato. 

Ovviamente oggi abbiamo anche le europee come le Q. Il Fantozzi odierno avrebbe snobbato la Q2?
Direi di no, estero per alcuni vuol dire migliore, sicuramente per un fantozzi.
Pensate a come e' cambiato il mondo percettivamente, all'epoca quella che diverra' AUDI fallendo propone la Prinz che, dovendo ricordare che gli stipendi erano 3 volte tanto, imita in piccolo le auto americane esattamente come fa la bianchina... TT dice nulla?
 

Le avventure di fantozzi erano probabilmente una presa in giro della nuova classe salariale medio-alta che non sapeva come spendere tutti quei soldi e, soprattutto, cercava di atteggiarsi in quello che gli pareva essere l'alto, con beni costosi o acconciature importanti prodotte dalla parrucchiera che manco parlava italiano con i risultati che ben conosciamo

 


 Non esiste nulla di sbagliato nella famiglia fantozzi, se non che sono i fantozzi.
La pina e' chiaramente ispirata nel vestire della foto alle modelle anni 50-60, ma ovviamente eccessiva e sul resto del look errato per l'eccesso mostrato e incastrato

chiara la differenza con sempre un parrucchiere esagerato?
E' una questione di atteggiamento e  abbinamenti accozzagliati, non di "accessori" piu' o meno belli.
Idem per il resto dei vestiti, il completo di fantozzi non e' il male in sintetico da venditore di pentolame porta a porta.

Cosi si narrava di un italia ignorante e disastrata, senza possibilita' di perdono, una gabbia in cui e' impossibile una vera evasione verso una normalita'.

Del resto chi erano i protagonisti?
Era gente che arrivava dalla piu' completa ignoranza di un popolo agricolo che si approcciava per la prima volta al mondo industriale. 
Nati intorno al 1930-40 i protagonisti hanno subito la pesante menata fascista con il latino e la grandezza italiana come faro.
Una grandezza raccontata come derivante dagli avi e meritata, ma inesistente.
Questi poveretti che dallo zappar terra (o poco piu') dei loro genitori, si ritrovavano nel mondo moderno che altrove era gia' giunto completamente impreparati da insegnati ancora piu' arretrati, tutto questo li faceva scontrare con la realta' durissima e cruda della loro ignoranza.

Certo erano dei ragionieri o dei geometri (in realta', se non ricordo male, il titolo era differente all'epoca ed e' stato probabilmente adattato per la comprensione dei contemporanei), quindi pensavano di essere ai vertici, ma la realta' era tutt’altro che quella che immaginavano.

Non solo era la prima generazione che provava lo schiaffo fra una scuola sbagliata e realta', perche' da sempre le nostre scuole nozionistiche aborrono il mondo reale creando una scollatura fra mondi che dovrebbero essere connessi.

Ecco che i fantozzi &c si ritrovavano a vivere in un mondo estraneo in cui le aspettative dovute al censo, alla posizione elevata, all'essere "studiati" ed elevati dalla massa gli mostrava la loro completa inadeguatezza al ruolo.

I superiori, che avevano visto il mondo, erano visti come alieni che chiedevano cose incomprensibili. 
Del resto chi faceva l'universita' all'epoca normalmente era ricco. Iniziava solo allora l'ascesa delle classi.

Molti ricchi, non gli arricchiti, spesso andavano all'estero a studiare, al minimo in ricognizione.
Questi "superiori" quindi erano un pianeta diverso e se il fantozzi che, a parer suo, parlava italiano, cosa che i suoi sottoposti e cittadini per strada non facevano, portandolo a pensare di essere in cima alla collina, ecco che arrivava una sberla in faccia che mostrava che esser il re della collina davanti all'Everest non valeva un caxxo.

Ricordiamo: il megadirettore era visto come Gomez Addams, che nel 1930 mostrano delle persone che fanno cose incomprensibili alla massa. 
Mangiano cose strane, probabilmente sushi o qualhe altra roba di paesi lontani
Fanno cose strane con i fiori, probabilmente ikebana
Hanno pet strani...
Ovviamente tutto e' estremizzato fino al ridicolo, come visto da un lavoratore della rust belt del 1930.
Diventa divertente perche' e' visto dalla parte di Gomez che non capisce il disagio altrui e viene spezzata la connessione con il mondo reale per via di cose strane, soprannaturali, come mano.

Fantozzi nella realta' aveva spesso un accento locale, inesistente nei film, e un vocabolario estremamente ristretto, come le sue vedute della realta'. 

Cosi' il direttore megagalattico e' un alieno che parla una lingua diversa indecifrabile e fa cose incomprensibili.
Tutte le cose del mondo industriale sono percepite come un intrusione, un incomprensione, un’anormalità con un Addams.
I tentativi di team building e simili vengono visti come  cattiverie e violenze nonsense imposte dall'alto che non hanno senso per uno zappaterra e vengono presi non come occasione relazionale, ma come sofferenza fine a se stessa in cui la paura dell'ignoto e del superiore, visto come un entita' astratta e punitiva, un demone giunto chissa' da dove, non gli permette di uscire dalla loro bolla.

La sofferenza, infatti, e il senso di annegamento nel presente, erano una costante del personaggio che si affannava a rimanere a galla in un contesto a lui incomprensibile che vede deformato da lenti di ignoranza.

E' la storia che narra del dolore, del terrore e della sofferenza di un uomo che non capiva un mondo in cui viveva e nel quale era cieco. 
In tale contesto il protagonista pensava che i pali della luce che lui centrava camminando da orbo fossero invece sadiche bastonate inferte dal feroce superiore/sistema che lo costringevano alla sofferenza continua.

Se ci pensiamo e' in un certo senso la narrazione speculare in chiave horror di Marcovaldo. 
Marcovaldo e' un ignorante zappaterra che si deporta da solo in citta', un mondo, la citta', l'azienda e gli altri che non capisce a cui cerca di opporsi persino cercando modi per trasformare la città e le sue regole nelle sue regole villiche.
Il salario di marcovaldo che e' senza istruzione è molto basso e maledice la cosa, non capendo che aver fatto 6 figli non e' stata una furbata, altro tentativo per sentirsi ancora nel mondo originario fatto di campi e zappa dove 6 figli e' censo e non costi.  
Cerca così di approfittare di ogni occasione per ricavare qualcosa, finendo persino nel furto, ma quasi ogni volta le soluzioni improvvisate finiscono per rivelarsi inadeguate quanto la persona che le ha provate.

La differenza fra marcovaldo e fantozzi, che operano negli stessi anni nello stesso ambito (del resto potrebbe addirittura essere la stessa azienda), oltre ad un posizionamento sociale molto differente, al pavimento per l'emigrato, in alto nella piramide aziendale per il fantozzi, e' il tipo di narrato.

Schifosamente da occhiali rosa per il marcovaldo, un inno latinico alle origini dell'uomo, il "buon selvaggio" e lo stato di natura buono in contrapposizione ai mali della società cattiva.
Quel vomito dolciastro tanto amato da filosofi e letterati cittadini che mai hanno avuto contatto veramente con i poveracci che zappano la terra.
Calvino, che racconta da osservatore esterno e benevolo esterno all'azione, spinge sul binario del marcovaldo santo e buono, come del resto ancora oggi i comunisti/sindacati italiani proseguono nella barzelletta che l'operaio e' buono per definizione e l'azienda-mondo cattivi, ma nulla sappiamo veramente del protagonista che si da per scontato esser bambino dall'animo candido pur essendo di mezza eta' e con 6 figli affamati.
Perche' se sapessimo veramente chi e' e cosa pensa il Marcovaldo medio non farebbe certo qual poetico e un po patetico personaggio ispirante simpatia. E' solo il filtro standard in stile Iphone di calvino in cui la vecchia incazzata e sboccata sembra una ventenne sexy a modo. 

Fantozzi invece e', all'incirca, un figlio di un marcovaldo di anni prima, che ha avuto accesso all'istruzione, ma non e' ancora uscito dal tunnel evolutivo "da servo della gleba a cittadino" soli 4 volumi di 324pag. Ed. LaVita SpA.

Il racconto fantoziano e' cinico e iperbolico delle difficolta', molto simili al marcovaldo, ma con molta piu' sofferenza per il fatto che quello che uno non comprende e basta vivendo in un immaginario trip positivista, l'altro pensava di aver compreso, ma la meta e' sempre piu' lontana mano a mano cerca di correre in avanti.
Piu' cerca di afferrare quello che pensa  essere suo, di aver compreso, piu' il mondo gli si rivolta contro in maniera violenta e inequivocabile dimostrandogli, con violenza, che non aveva capito nulla.
Non e' la semplice fame o la meraviglia fanciullesca ad esser raccontata, ma un massacro psicologico senza fine.

In questo boato di sofferenza l'italiano degli anni 80/90 guarda il fantozzi, di fatto nel 90% il suo superiore, e ride. 
Gli chiedi perche' ride e capisci subito che pensa che il fantozzi sia un suo inferiore nella scala sociale, lo reputa del livello inferiore del suo.

Guardi il tizio che immagina di essere diversi livelli sopra il fantozzi: fiat uno bianca di ordinanza, vestito da povero di fantasia oltre che di censo, dall'istruzione 3za media, peggio liceale o al massimo uguale al fantozzi (ma 20 o 30 anni dopo ha un senso diverso).
Pensi di aver capito male.
Chiedi spiegazioni e scopri che il fantozzi fa ridere perche'... e' reputato piu' povero e piu' sfigato... da uno piu' povero e sfigato di lui.
Perche' il concetto e' che il fantozzi e' rassicurante per via che e' percepito come l'ultima ruota del carro.
Peccato che non e' quello che pulisce il pavimento, non e' neppure un operaio, dal contesto uno delle migliaia di dipendenti dell'azienda, ma lavora nella sede centrale e non per svuotare i cestini, ma e' o un quadro o un dirigentino. 

E' tutto una deformazione del percepito banalmente, per come tante altre cose, l'italiano non solo non si ricorda, o probabilmente non vuole ricordarselo, cosa era l'italiano prima degli anni 70.
Non vuole neppure essere associato al mondo del fantozzi, non si sente il fantozzi: fantozzi e' peggio di lui.

E' lo stesso meccanismo per cui i grandi "kattivi" dal popolino bue erano reputati solo cattivi e stupidi. 
Non mi sembra che baffetto e mascellone hanno fatto quel po di caos perche' 2 stolti senza cervello hanno preso il potere, come spesso narrato dalla vulgata.
E' solo un modo per evitare di guardare che l'orrore erano loro, e i "kattivi" erano tante cose, ma non stolti.

Cosi' l'italiano reputa il fantozzi un essere inferiore per non guardare che il fantozzi e' assai meglio di loro, una volta fatto questo vedono solo le gag che comprendono solo superficialmente come avanspettacolo: il rutto, la scorengia, l'espressione devastata e altre mimiche. Fossero clip di 10 secondi sarebbero uguali, che conta e' la tranvata in faccia, il tormentone e la scorengia.

Io vedo nel fantozzi l'italia che non ci riesce, che non cresce di cervello e che si arrabatta come puo', mentre annega sempre piu'.
E' un horror che anni prima spiegava cosa sarebbe successo dopo se non si cambiavano quelle cose.
Le cose non sono cambiate.