Da un bar sardo il compendio sulle origini dell'odio di chi credendosi nel giusto detta legge e l’alfabetismo di ritorno dato dal credesi superiori a qualsiasi regola, anche grammaticale.
Perche' chi e' nel giusto puo' fare tutto senza peccato.
Che sia un massacro nel nome di una religione o un furto perche' l'altro non merita non cambia.
Si e' ciechi perche' abbagliati da proprio credo, bias, sentito dire, leggenda metropolitana o rivista sui monopattini.
Semplicemente perfetto.
Inoltre se davvero il cartello fosse preso alla lettera, nessuno potrebbe entrare, perche', siamo onesti, tutti siamo un pochino quella roba anche se crediamo o speriamo di no.
PS
Spacciato da un conoscente, se e' una fake di chi aodia il bar me ne scuso, ma e' troppo indicativo tanto da essere perfetto.

7 commenti:
E gli alcolisti? Possono entrare nel bar?
Una cosa che mi da seriamente fastidio, oltre che essere stupida, è il mettere l’asterisco o la”x” come in questo caso, o quella a ribaltata.
Ma porca miseria, cosa c’è di più inclusivo della nostra lingua che, quando c’è un mischione di generi, usa semplicemente il maschile? Semplice, pulito, comprensibile a tutti.
Ah già, per il patriarcato, mille volte meglio fare come gli americani con ventordici pronomi strambi e il “they/them” che è un plurale.
Davvero, si è passati dall’inclusivo all’essere spaventosamente ghettizzanti, e pure sentirsi progressisti per questa ghettizzazione.
Ieri sera ne parlavo proprio coi miei (io 51enne loro ultra70enni ma intelligenti) di questa cosa e ho riflettuto su un elemento ormai stracciato via dal pianeta: la genuinità e la semplicità.
Quando io, uomo, sono stato in Sardegna 2 anni fidanzato col mio lui, in una terra notoriamente più omofoba e chiusa di Roma, sono successe 3 cose gradevoli:
1) pur da ateo, in qualche modo e in qualche frangente ho ringraziato qualche Dio di essere vivo e del regalo di questa gioia
2) non serviva e non era opportuno sbaciucchiarsi in strada o tenersi per mano; bastava uno sguardo al supermercato ad esempio per sentirci vicini e inondati di energia amorosa
3) nessuno ci ha mai aggredito o rotto le scatole. Forse saremo stati fortunati ma forse siamo stati anche noi a essere intelligenti. Del resto come non si va in una favela brasiliana con l'orologio d'oro, se sai che in tale Paese vige l'omofobia cerchi di adattarti. Poi in Norvegia sentiti più libero di respirare, magari.
Oggi, in nome di un perbenismo viscido, mescolato a un buonismo stomachevole, unito da un politicamente corrotto (corretto è peggio pure!) e condito da un garantismo ridicolo, siamo ormai affogati in centomila sigle, etichette, cavolate eccetera, per cui siamo arrivati all'orrore culturale che, se dici "tutti" discrimini le povere donne, se dici "tutte" discrimini i poveri uomini ma se compi un abominio letterario da far ridere i polli e scrivi tutt* includi tutte le creature viventi anche se sempre meno pensanti e sempre piu supine a questa cultura che puzza anche di radical chic e di annoiato destroide sinostroide non si sa bene di cosa sia composta la melma imperante.
Tutto fuorché definirci "esseri umani", "persone", perché la semplificazione oltre a essere nemica di questa cultura, è anche più vicina alla Natura e quindi al sentimento, al pensiero.
Più etichette si creano, meno di si ama
Più etichette si impongono, meno si è liberi
Più etichette si accettano, meno siamo felici e più saremo psicotici e destinati a stare in un mondo di anaffettivi senza anima e senza il benché minimo rispetto per niente e nessuno, però politicamente corretti: che non manchi mai un bagno planetario di ipocrisia!
Ripenso al mio 2011 quando vissi quei 2 anni di relazione fatta di dialogo, sesso, tenerezza, viaggetti, cucina, lavoretti in casa, normalità e, cosa basilare e importantissima in QUALSIASI storia d'amore al mondo, sia etero che omosex, discrezione, e sono certo come l'oro e fermamente convinto che basterebbe spazzare via questa nube cancerogena mentale per riavere indietro una società fatta da Persone e non da stronxi automi che si coprono di etichette colorate ma sotto sono vuoti.
più etichette si impongono meno si è liberi....detto giusto. A noi ci chiamavano "quelli dell'autotunnning"
x anonimo
Il fatto che a uno piaccia la banana o la patata dovrebbero essere, letteralmente, caxxi suoi.
Se un esterno se ne interessa penso solo che sia invidioso.
Da un lato se vedo due ragazze che si slimonano penso che sia un spreco (hei sono quiiiii!!).
Se vedo due ragazzi provo una strana sensazione, come quando parte l'auto di fianco e ti senti andare indietro.
Evidentemente il mio cervello ha dei bias.
Immagino tutti, chi piu' e chi meno, per questo e per altro (quelli che dicono di non averne sono solo bugiardi).
Ma di certo penso che sono cazzi loro fino a quando non e' un eccesso
Del resto alcuni eccessi etereo mi danno quasi lo stesso fastidio (il famoso "eddai cercati una camera").
O mi inviti al party, altrimenti perche' ostentare, o certe cose falle a casa tua.
Del resto ho lavorato in un ambiente in cui l'etero era l'eccezione e non mi sembra di averci mai fatto caso delle preferenze verdurofile, del resto la gente non slimona duro durante le riunioni di lavoro, al massimo i frufru sculettano un pochino quando arrivano. :-)
Penso che parte dell'omofobia siano dei gay che non hanno coraggio.
Vedono il party, ma non hanno il coraggio anche sociale e si incaxxano perche' vedono il desiderata che gli e' negato (in realta' autonegato) e si sfogano.
Altri semplicemente sono dei violenti e devono trovare un obbiettivo che e' facilmente identificabile: che siano neri, tifosi delle squadra avversaria, gay, matusa o biondi e' solo un incidente che nulla ha in realta' a che fare con l'omofobia, piu' con la violenza punto.
Il fatto di mostrar gaytudine e' solo un identificativo colpibile come del resto il bambino preso di mira alle elementari perche' ha una caratteristica, mi raccontava un conoscente che era preso di mira per i capelli rossi&lentiggini.
Caro Blue flame, hai perfettamente ragione sull'omofobia dei gay che non si autoaccettano: si chiama "omofobia interiorizzata". È una nreazione uguale e contraria alla propria chiamiamola con un termine brutto "vigliaccheria" anche se è più "paura": non avendo coraggio di essere gay, di urlarlo al mondo liberandomi finalmente l'anima, odierò tutti coloro che sono liberi (gay liberi e dichiarati). Parte di questa omofobia è presente anche in chi, per cultura cattolica e comunque maschilista millenaria, "deve" a tutti i costi mostrare che lui è il macho vero e che chiunque non sia maschione come lui è un fru fru e va osteggiato. Senza considerare che in qualsiasi umano c'è una percentuale variabile, minima, media o bilanciata di omosessualità negli eterosessuali (e di eterosessualità nei gay, anche se poi si sceglie di andare esclusivamente col proprio sesso) appunto come dici tu e lo conferma anche la scienza.
Il problema è annoso e non sarà mai risolvibile, secondo me.
Credo che questo problema irrisolvibile si potrà ridimensionare affinché non sfoci più in aggressioni omofobe insegnando la cultura del rispetto e insegnando fin dalle elemtari come funziona l'affettività umana a livello emotivo e sessuale, così che i piccolini capiranno da subito che le sfumature umane sono infinite e che non c'è un bel niente da temere: sia se si scoprirà di avere dei colori interiori alternativi (bella la definizione eh?), sia se scopriremo è che il nostro migliore amico ad averli. Amare comunque, basta che si ami, questo è il concetto.
Tu hai evidenziato di percepire qualcosa dentro, se vedi 2 uomini limonare.
Questo "qualcosa dentro" può essere tenerezza, indifferenza o potrebbe sconfinare nel "fastidio", esattamente come potresti provare fastidio nel vedere che gli asiatici mangiano le cavallette fritte anziché la pasta al ragù.
Compito di chi educa, ossia scuola, famiglia e istituzioni, è far sì che l'essere umano impari che l'eventuale "fastidio" è e rimane un proprio sentimento, che non vale la peja, non serve ed è sbagliato rovesciarlo sul prossimo.
Anche a me fa molto schifo vedere le cavalette fritte ma non mi sgnerei di discriminare e/o picchiare un asiatico perché le mangia. Egli, se è evoluto ed edicato, potrà provare "fastidio" davanti alla mia pasta al ragù e continuare a rispettarmi.
Però, finché la società, le istituzioni, la politica insisteranno nell'aggiungere sigle e lettere alle etichette con cui ammantare le diversità, non si caverà un ragno dal buco.
Ieri sentivo, con vergogna e disgusto, il dibattito sulla legge del femminicidio. si parla non più di "consenso" al rapporto sessuale, come se ci volesse un cazzo di modulo firmato, a "volontà contraria", come se ci volesse la minchiata planetaria della "volontà contraria" per designare una donna che NON VOLEVA essere violentata. Certo che la sua volontà è contraria, ma a me sembra l'ennesima sigla su cui si farà un altro mare di polemica di dx e di sx, tutti contro tutti, in modo che alla fine non cambi niente.
Io la legge la modificherei così:
tu violenti un essere umano? (uomo o donna non importa)
ti becchi 15 anni, riducibili a 10 se si dimostra la totale rieducazione, se no restano 15, almeno stai fuori dai piedi a lungo e chi è stato violato almeno non rischia di incontrare il carnefice sotto casa. Cosa che adesso accade, tanto che non è escludibile che dalla violenza si passi all'omicidio.
Finché questo sistema insisterà a promulgare etichette e letterine varie anziché leggi marziali, ne dedurrò che non gliene frega assolutamente niente del benessere comune né tantomeno della salvaguardia di chi è stato già rovinato.
Molto divertente. Scrivendo "motivi di razza" implicitamente riconoscono l'esistenza delle razze.
Posta un commento