lunedì, gennaio 26, 2026

cortocircuito del credersi superiori

 

Da un bar sardo il compendio sulle origini dell'odio di chi credendosi nel giusto detta legge e l’alfabetismo di ritorno dato dal credesi superiori a qualsiasi regola, anche grammaticale.

Perche' chi e' nel giusto puo' fare tutto senza peccato. 
Che sia un massacro nel nome di una religione o un furto perche' l'altro non merita non cambia.
Si e' ciechi perche' abbagliati da proprio credo, bias, sentito dire, leggenda metropolitana o rivista sui monopattini.
Semplicemente perfetto.

Inoltre se davvero il cartello fosse preso alla lettera, nessuno potrebbe entrare, perche', siamo onesti, tutti siamo un pochino quella roba anche se crediamo o speriamo di no. 

PS
Spacciato da un conoscente, se e' una fake di chi aodia il bar me ne scuso, ma e' troppo indicativo tanto da essere perfetto.

5 commenti:

Danilo ha detto...

E gli alcolisti? Possono entrare nel bar?

Havokhin ha detto...

Una cosa che mi da seriamente fastidio, oltre che essere stupida, è il mettere l’asterisco o la”x” come in questo caso, o quella a ribaltata.
Ma porca miseria, cosa c’è di più inclusivo della nostra lingua che, quando c’è un mischione di generi, usa semplicemente il maschile? Semplice, pulito, comprensibile a tutti.

Ah già, per il patriarcato, mille volte meglio fare come gli americani con ventordici pronomi strambi e il “they/them” che è un plurale.

Davvero, si è passati dall’inclusivo all’essere spaventosamente ghettizzanti, e pure sentirsi progressisti per questa ghettizzazione.

Anonimo ha detto...

Ieri sera ne parlavo proprio coi miei (io 51enne loro ultra70enni ma intelligenti) di questa cosa e ho riflettuto su un elemento ormai stracciato via dal pianeta: la genuinità e la semplicità.

Quando io, uomo, sono stato in Sardegna 2 anni fidanzato col mio lui, in una terra notoriamente più omofoba e chiusa di Roma, sono successe 3 cose gradevoli:

1) pur da ateo, in qualche modo e in qualche frangente ho ringraziato qualche Dio di essere vivo e del regalo di questa gioia

2) non serviva e non era opportuno sbaciucchiarsi in strada o tenersi per mano; bastava uno sguardo al supermercato ad esempio per sentirci vicini e inondati di energia amorosa

3) nessuno ci ha mai aggredito o rotto le scatole. Forse saremo stati fortunati  ma forse siamo stati anche noi a essere intelligenti. Del resto come non si va in una favela brasiliana con l'orologio d'oro, se sai che in tale Paese vige l'omofobia cerchi di adattarti. Poi in Norvegia sentiti più libero di respirare, magari.


Oggi, in nome di un perbenismo viscido, mescolato a un buonismo stomachevole, unito da un politicamente corrotto (corretto è peggio pure!) e condito da un garantismo ridicolo, siamo ormai affogati in centomila sigle, etichette, cavolate eccetera, per cui siamo arrivati all'orrore culturale che, se dici "tutti" discrimini le povere donne, se dici "tutte" discrimini i poveri uomini ma se compi un abominio letterario da far ridere i polli e scrivi tutt* includi tutte le creature viventi anche se sempre meno pensanti e sempre piu supine a questa cultura che puzza anche di radical chic e di annoiato destroide sinostroide non si sa bene di cosa sia composta la melma imperante.

Tutto fuorché definirci "esseri umani", "persone", perché la semplificazione oltre a essere nemica di questa cultura, è anche più vicina alla Natura e quindi al sentimento, al pensiero.

Più etichette si creano, meno di si ama

Più etichette si impongono, meno si è liberi

Più etichette si accettano, meno siamo felici e più saremo psicotici e destinati a stare in un mondo di anaffettivi senza anima e senza il benché minimo rispetto per niente e nessuno, però politicamente corretti: che non manchi mai un bagno planetario di ipocrisia!

Ripenso al mio 2011 quando vissi quei 2 anni di relazione fatta di dialogo, sesso, tenerezza, viaggetti, cucina, lavoretti in casa, normalità e, cosa basilare e importantissima in QUALSIASI storia d'amore al mondo, sia etero che omosex, discrezione, e sono certo come l'oro e fermamente convinto che basterebbe spazzare via questa nube cancerogena mentale per riavere indietro una società fatta da Persone e non da stronxi automi che si coprono di etichette colorate ma sotto sono vuoti.

docelektro s.a.s. ha detto...

più etichette si impongono meno si è liberi....detto giusto. A noi ci chiamavano "quelli dell'autotunnning"

blu-flame ha detto...

x anonimo
Il fatto che a uno piaccia la banana o la patata dovrebbero essere, letteralmente, caxxi suoi.
Se un esterno se ne interessa penso solo che sia invidioso.

Da un lato se vedo due ragazze che si slimonano penso che sia un spreco (hei sono quiiiii!!).
Se vedo due ragazzi provo una strana sensazione, come quando parte l'auto di fianco e ti senti andare indietro.
Evidentemente il mio cervello ha dei bias.

Immagino tutti, chi piu' e chi meno, per questo e per altro (quelli che dicono di non averne sono solo bugiardi).

Ma di certo penso che sono cazzi loro fino a quando non e' un eccesso

Del resto alcuni eccessi etereo mi danno quasi lo stesso fastidio (il famoso "eddai cercati una camera").
O mi inviti al party, altrimenti perche' ostentare, o certe cose falle a casa tua.

Del resto ho lavorato in un ambiente in cui l'etero era l'eccezione e non mi sembra di averci mai fatto caso delle preferenze verdurofile, del resto la gente non slimona duro durante le riunioni di lavoro, al massimo i frufru sculettano un pochino quando arrivano. :-)

Penso che parte dell'omofobia siano dei gay che non hanno coraggio.
Vedono il party, ma non hanno il coraggio anche sociale e si incaxxano perche' vedono il desiderata che gli e' negato (in realta' autonegato) e si sfogano.

Altri semplicemente sono dei violenti e devono trovare un obbiettivo che e' facilmente identificabile: che siano neri, tifosi delle squadra avversaria, gay, matusa o biondi e' solo un incidente che nulla ha in realta' a che fare con l'omofobia, piu' con la violenza punto.
Il fatto di mostrar gaytudine e' solo un identificativo colpibile come del resto il bambino preso di mira alle elementari perche' ha una caratteristica, mi raccontava un conoscente che era preso di mira per i capelli rossi&lentiggini.