martedì, dicembre 06, 2016

obsolescenza programmata?




foto: "co tanti picsel non vengo proprio figa?" 
"nooo? allora vado a comprare piu' pucs, peccs, insomma quellili'!"


L'obsolescenza programmata è un'altra di quelle cose che io non capisco.
Ne parlano in tanti e alcuni sono addirittura dei politici, cosa determinante come vedremo fra poco, sembrerebbe quasi che l'eliminazione di questo concetto porterebbe con sé dei risparmi per tutti.


L'obsolescenza programmata nella testa di queste associazioni e personalità che propugnano l'eliminazione di questa cosa altro non è, nella loro testa, che una modalità che nasce dalla cattivissima multinazionale per obbligarvi a cambiare il vostro oggetto in tempi brevi anziché tenervelo una vita.

L'idea, la credenza, di questi personaggi malsani è che l'industria decida a tavolino esattamente il termine di vita operativo per quel determinato apparecchio.

Vediamo come.


Il termine di vita può essere deciso dal punto di vista di guasti: dopo un determinato periodo l'apparecchio dovra' andare incontro a una rottura prematura per usura. 
Diciamo che e' un obsolescenza programmata di tipo meccanico. E' molto difficile da ottenersi perche' la meccanica si usura differentemente a seconda delle condizioni ambientali.

Altre volte il termine dell'operatività può essere assegnato ad esempio dal punto di vista software: il nostro apparecchio non è interoperabile con qualcos'altro. L'idea e' che il nostro coso non faccia qualcosa che noi vorremmo che facesse.

Altre volte ancora il termine di vita e' deciso da una mancanza di qualche affare previsto in origine. Come certi TV HD korean che non possono ricevere contenuti HD costringendoci a ricomprare il tv quando "arrivarono" le prime trasmissioni HD;ma sara' da cambiare ancora all'arrivo dell'HD decoroso.

Ancora puo' essere il fatto che fuori dal periodo di garanzia non siano piu' assicurati i ricambi.




Questa leggenda metropolitana nasce principalmente dalla considerazione che la meccanica, grazie agli enormi progressi fatti dal software e dalla tecnologia, possa rispondere a delle domande ben precise.

Per esempio nella costruzione di una portiera di un'automobile ci si può fare la domanda “a quante aperture e chiusure questa potrà funzionare?”

In realtà questo tipo di domanda scaturisce dalla necessità di far funzionare il prodotto per almeno la vita prevista. E' inutile che lo faccia per 800 anni costando il triplo, no?

In epoche passate succedeva spesso che si andava un po' a tentoni e questo faceva sì che alcuni particolari o addirittura funzionamento dell'oggetto potesse terminare in maniera non prevista.

Chiunque abbia posseduto un'automobile di tolla, tipo la Fiat 127, conosce perfettamente la moria di particolari che avveniva in maniera improvvisa un po' dappertutto. Oggi sulla Fiat Punto queste cose non accadono più in maniera così massiccia. Al limite una opel morkia ti uccide (e' un suv, quindi e' un desiderata) ma non ti rimane in mano il pomello del cambio.

Conoscere in anticipo le necessità vuol anche dire poter risparmiare su cose che non sono desiderate. Un accendino usa e getta è inutile che possa far funzionare la pietra focaia per decine di anni di uso giornaliero. E' possibile ottenere dei risparmi senza inficiare la qualita' percepita, una cerniera Fiat non deve costare come quella della Rolls che dura 200anni.

La notevole curiosità e interesse che sono arrivati di recente sulla questione dell'obsolescenza programmata è data semplicemente dal fatto che molti degli oggetti di uso comune prodotti recentemente si cambiano più spesso di un tempo.

Questo insieme a certi movimenti populisti, stile grillinico, che dicono di poter cambiare le cose e, sottolineano volpescamente, per farvi RISPARMIARE (aka si tocca il portafogli) e per punire quelle baldracche delle cattivissimie multinazionali mangiasoldi (per i sinistri e' un bonus pack mica da ridere)

Ma vediamo nel dettaglio.

Un cellulare Nokia tipo di 2110 poteva rimanere in mano funzionante molti anni (alcuni sono durati oltre un decennio) mentre oggi un qualsiasi coreano comprato a caro prezzo dopo due anni e' da buttare. Ma in questo, incrediBBile, caso non e' colpa del koreano.

Una macchina fotografica di marca rimaneva in catalogo anche vent'anni e durava trent'anni con soddisfazione. Comprare oggi una marca molto ambita, ma non considererei certo d'eccellenza, vuol dire che tra un anno è vecchia.

Un'automobile rimaneva in circolazione tempi enormi, un neopatentato aveva spesso l'auto di eta' simile alla propria (la mia aveva 15 anni). 
Nelle più grosse città italiane oggi l'automobile vecchia e' quella che arriva a cinque anni.

Dal punto di vista ecologico siamo d'accordo con il verdosky: la roba che si usa e si butta non è ecologica. 
Ma il motivo per il quale la situazione è così non è certo iniziativa della multinazionale cattiva ma dell'utente, spesso il verdosky che si lamenta e' il motore della cosa.

Torniamo gli esempi di prima:
il cellulare quando si comprava si acquistava di una delle Marche che avevan fatto la storia: era costoso, era il top delle prestazioni, nessuno ci metteva becco su come doveva essere realizzato e tutto filava liscio, tranne il fatto che costava una fucilata.
Il display a colori? Che cosa vi serve?
Un CCD? Dovete telefonare o che cosa?
Farlo sottile? La batteria la volete, vero?
La forma era quasi cubica ed ergonomica.
Molti non erano certo belli ma funzionavano, per l'epoca. 

Il consumatore invece desidera una cellulare con tanti megacosi e che sia sottile.
Già queste due richieste in contraddizione tra loro generano un cellulare che dopo il primo anno di lavoro ha la batteria stanca.
Uno smartphone di marca poteva arrivare alla settimana di autonomia, si vedeva al sole ma non era sottile.
Spesso addirittura per ottenere l'estetica accattivante oggi la batteria non è rimovibile se non a caro prezzo.
L'obsolescenza è stata richiesta da precise indicazioni del consumatore.

Se poi si aggiunge che il mercato dei cellulari è tale che nessuna delle Marche che ha fatto la storia sia presente con più del 4% del mercato la racconta lunga.

Quanti anni sono che non vedete un test di cellulari in cui si legge la selettivita' o la sensibilita' della ricezione?
Telefonare non e' importante.
La batteria non e' importante.
La velocita' d'uso non e' importante.
Usarlo all'aperto non e' importante.
Sentirlo bene non e' importante.
E' importante che abbia tanti megacosi che cosano ruzzle.


In passato le macchine fotografiche avevano due o tre punti fermi.
Ci sono delle Marche che hanno fatto la storia e alcuni modelli sono rimasti in catalogo vent'anni.
Il pubblico ad un certo punto si è lanciato nell'acquisto di marchi che mai si erano visti prima, oppure erano marchi secondari. Non erano malaccio ma erano tutt'altro che il top di gamma o il miglior prodotto.

Per esempio ad un certo punto si sono realizzati addirittura degli esemplari con il bocchettone porta ottiche in plastica.
Poco durevole ma molto economico, cosa (insieme ad altre simili ma meno evidenti) che ha permesso un investimento pubblicitario necessario per divenire il numero uno.
Il consumatore ha così scelto il prezzo sul cartellino, ascoltarsi più pubblicità e avere un porta ottiche destinato a un'usura precoce anziché scegliere qualcosa di meglio.
Ma in realta' aveva ragione canon: l'utente a cui piace la pubblicita monta un ottica 10-1000 f16-64 che non cambiera' mai: il bocchettone e' solo un vezzo per sentirsi diverso dal cuGGino che aveva una compatta (magari era una Rollei 35 con ottica zeiss che brutalizza il 90% del mercato delle reflex).

Ecco ancora un oggetto che non e' in grado di funzionare ed e' obsolescente ma PIACE.



Per un'azienda il fallimento di un oggetto non è cosa da desiderarsi perché comunque da una brutta sensazione al possessore che se dovrà scegliere il riacquisto, cosa che rifara' COMUNQUE fra un'anno o due, potrebbe non scegliere come vorremmo.
Alcune delle Marche peggiori, se guardiamo, non hanno una casistica dei guasti così elevata come ci si aspetterebbe.
Anzi, in alcuni casi ci sono dei marchi cino-coreani che si rompono meno di marchi di lusso. Parliamoci chiaro: un TV koreano di M guasto e' un'evento!

Altri marchi sempre CiKo si rompono in maniera abbastanza vicina alla norma ma sempre rimanendo in quello che è, piu' o meno, lecito.

Poi che la qualità del prodotto sia pessima da altri punti di vista è un altro paio di maniche.

Quindi è raro che ci sia dal punto di vista dell'industria un ricercare un'obsolescenza programmata “meccanica” a tavolino perché è sempre un gioco spannometrico e si rischia di entrare in veri e propri disastri di durata.

Costruire una bronzina che si usura in quel determinato numero di ore e montarla in una stampante può essere un boomerang perché è chiaro che basta poco perché la durata prevista diventi molto meno cambiando temperature o modi d'uso dell'apparecchio stesso. Certo, esistono stampanti di una nota marca koreana che durano mediamente come 3 toner, ma e' semplicemente un discorso di costi di produzione e capacita' piuttosto che una cosa studiata a tavolino. e' stato un fail non un desiderio.

Alla stessa maniera e' inutile fornire feature che la gente non cerca: quando pomparono i TV HD la gente non voleva vedere meglio o usarlo in HD.
Erano due cose impossibilili all'epoca visto che non esistono trasmissioni HD terrestri (quelle sat, ovvero maggiori di 40Mbps, sono una rarita' ancora oggi).
Il consumatore voleva solo l'etichetta HD.
I tv con sinto HD (es loewe o panasonic) erano scartati perche' costavano di piu' e le marche serie spingevano su risoluzioni migliori per l'utente (576) ma non desiderate dai consumatori.
I TV peggiori erano tutti FullHD ma senza sinto HD.
All'etichetta non serve il sinto.


Fare oggi dell'obsolescenza programmata vera NON vuol dire intervenire sul prodotto, che deve essere ottimo di durata, ma chiedere ai politici.

Per esempio il sindaco di Milano ha causato più rottamazione di autovetture, con costi elevatissimi, che sono superiori a qualunque idea di obsolescenza programmata che può avere un verdosky qualsiasi durante uno dei suoi trip da fungo bio.

La stessa normativa euro ha rottamato decine di auto diesel perche inizialmente quelle bollinate eco non lo erano (ancora oggi ci sono differenze) neanche per sentito dire. Poi e' capitato una seconda volta. Pero' la nafta e' cosi' conveniente da chiudere gli occhi sul cancro.

Un altro esempio di obsolescenza programmata può essere l'obbligo da parte dello Stato di software che girano sotto QUEL Windows così da costringere chi ha un vecchio computer a cambiarlo. Lo stato italiano lo ha fatto e lo sta facendo.

Obsolescenza programmata può essere semplicemente una questione di status voluto dai consumatori: il possedere l'ultimo modello di telefonino è una cosa socialmente COOL, andare in giro con quello di quattro anni fa e' da punire: sei uno sfigato.

Obsolescenza programmata e' il volere apparecchi con caratteristiche impossibili come cose piccole con consumi alti (smartwatch retroilluminati?) o che costano troppo poco.

Il fatto che sia un problema dei consumatori e non delle aziende lo vediamo bene nell'unico mercato con l'obsolescenza programmata esistente da sempre: Quello della moda. Ma anche li ci sono delle eccezioni.

Se prendiamo un vestito di Zegna di 10 anni fa è un vestito dell'accidenti ancora oggi e se voi vi presentate a una riunione importante un vestito del genere, anche se ha 10 anni, ma anche 20,  fate una bella figura.

Se invece arrivate con una marchetta di quelle mai sentite prima, tipo una felpa PU o PL della guess (nata per entrare in questo mercato), non solo non è meglio, anche se è odierna meglio non andiate all'assemblea degli azionisti della FCA. L'anno prossimo è probabile che qualcuno vi dicano che è vecchia anche al bar della gescal.
Se prendete un maglione di cachemire quattro fili potete utilizzarlo, tarme permettendo, per quarant'anni. Se comprate un accessorio molto alla moda molto prendi e scappa (con i soldi del consumatorepirla), domani e' già vecchio.

Ma cosa si intende con vecchio?

Una felpa low cost è fatta in plastica e la plastica e' praticamente eterna.
Come fa a diventare vecchia?

Ancora una volta esiste un discorso di percezione: la felpa in plastica è un oggetto che già alla nascita e' una schifezza.
Il problema è che, prima o poi, qualcuno se ne accorge.

A quel punto esiste già il modello nuovo che sembra più cool distraendo l'attenzione con l'hype.
In realtà è uguale a quello di prima: e' in plastica, è brutto e spesso non tiene neanche caldo.

Per poterlo vendere bene il prezzo non deve essere basso indipendentemente dal fatto che in produzione quel tessuto costa più o meno come un sacchetto della spazzatura.
Se fosse venduto al prezzo giusto perderebbe parte della sua aura.
Ecco quindi che il prezzo giusto è quello che è giusto nella testa del consumatore che reputa migliore un sacchetto della spazzatura piuttosto che un cachemire di alto livello.
Per le aziende il sacchetto della spazza non costa molto meno del cashmire perche la pubblicita' COSTA. Pero' il consumatore preferisce il sacchetto della spazza e vedere la stessa indossata dalla patata BBona..

Se prendete un vestito da donna anche di molti anni fa di fascia alta, fatto dei materiali giusti e non è un colore particolare, nessuno si accorgerà che è vecchio se non e' del settore o un impallinato.

Prendete una felpa di uno dei marchi che vanno per la maggiore e se non seguite il trend delle persone dell'età giusta e della trazione giusta su cui vanno a colpire potreste già adesso definire è una schifezza.

Detto questo è abbastanza ovvio arrivare a una conseguenza: l'obsolescenza programmata non esiste nell'industria ma esiste in maniera chiara e inequivocabile nei desideri del consumatore che vuole sempre oggetti che siano diversi da quelli precedenti per poter dire all'amico di avere qualcosa in più, siano essi megapixecosi o maglioncini.

A completare questa situazione il quadro legislativo accetta questa voglia e siccome i politici sono diventati anche loro succubi dei consumatori spingono nella stessa identica direzione.

Anziché chiamarsi obsolescenza programmata sarebbe più corretto definirla “obsolescenza desiderata”.

Perche uno che compra un oggetto di un marchio serio e di fascia media sa che non avra certo problemi mentre uno che compra marchi “strani” nella fascia economica o in quella “alla moda” sa che sta infilandosi il un cul de sac.

Parliamoci chiaro, sembra normale spendere 700E per un cellulare di marca ignota?

Pero' se guardiamo bene i marchi seri o si sono convertiti, pochi, o sono spariti.
Si, hanno chiuso quelli che facevano oggetti migliori.
Anche il mercato non esiste piu': esiste solo il prezzo infimo o quello alto. Spesso nel prezzo alto ci sono marchi strani.
Se esistono dei pazzi che spendono 40.000E per una panda500 a ruote interconnesse e un telefono di marca non esiste piu'... forse cominciamo a capire che il mercato e' diventato un pochetto stranino.

Se andiamo ad analizzare, l'auto si cambia per le prestazioni dell'autoradio e notiamo che le autovetture si sono alzate in verticale cominciamo a pensare che non e' l'industria il problema.
Le industrie ci hanno messo 60 anni ad abbassarle ste auto.

Provate a chiedere ad un concessionario
“quanto tiene la strada?” o
“quanto frena?”
e vedrete che si trovera' impreparato perche NON LO CHIEDE NESSUNO ma sapra' raccontarvi dell'autoradio (50E su 20.000) per mezzora buona.
Se aggiungiamo il peso da 90:
“che probabilita' ho di essere coinvolto in un incidente con questo modello?”
il buio assoluto vi ghermira'.
Non si puoi certo dire che la parte piu' profittevole del mercato, i suv, son pericolosi...


Alla fine torniamo sempre all'origine: il committente.
Se il committente DESIDERA un oggetto:
da poter buttare
esteticamente appagante anche se lede la durata
con tante funzionalita' ma ridotte ridotte perche' altrimenti le deve capire
che lo uccide perche e' “figo”

chi e' quell'azienda FOLLE che si OPPONE al detentore del potere danaroso?
Anzi, diamogli corda a sti animali cosi' si impiccano da soli:
diamogli i megapizel,
il turbo,
i watticavalli,
i 2,4,8k,
auto alte come un campanile e
telefoni sottili come una carta di credito.

Il successo e' garantito anche se poi cambieranno l'oggetto fra 24 mesi quando uscira' l'auto con piu' centimetri, il telefono con meno mm, il coso con piu' X, il coso con piu' k, il coso con piu' watti, il coso con piu'....

L'obsolescenza desiderata essendo tale può essere fermata in una sola maniera:
chiedendo al consumatore di sparare meno cazzate.

Ma io nel fatto che consumatore abbia un cervello... ci credo poco
sbaglio?


6 commenti:

Paolo ha detto...

Assolutamente d'accordo, nel gioco se è venuto prima l'uovo o la gallina, le associazioni (ma anche molte testate online) che sproloquiano di "obsolescenza programmata" non capiscono che tutto alla fine viene dal "mercato", che è l'utente, o meglio il "consumatore" a decidere che VUOLE cambiare una cosa.

Aneddoto: è uscito il nuovo macbook pro, al teardown ho letto lezi e facezie sul fatto che la batteria fosse "comicamente" piccola rispetto allo spazio disponibile all'interno del computer. Ci si lamentava dello spazio sprecato attorno alla batteria. Ovviamente si è gridato all'obsolescenza programmata per la scelta di una batteria così piccola. La realtà è che non è la batteria ad essere piccola, ma lo spazio interno. E lo spazio è piccolo perché il consumatore vuole un computer sottile. E l'alternativa è fare come Samsung col note 7, quella per i recensori non era una batteria "comicamente piccola" rispetto allo spazio interno, e infatti pigliava fuoco!

Anonimo ha detto...

Io non sono del tutto d'accordo, sull'obsolescenza programmata. Spesso, ormai, quando compro degli oggetti (non necessariamente economici) sono in grado di identificare chiaramente il punto di rottura degli eventuali cavi.
Il tale auricolare con riduzione del rumore, di marca non scadente (che acquistai) si sarebbe rotto proprio li'... e - nonostante tutte le mie attenzioni - li' si e' rotto, nel punto fra la parte attiva e il cavo verso il minijack. E, se uno non vuole ascoltare musica, ma soltanto ridursi il rumore, funziona ancora perfettamente, pur con uno dei cavi dell'auricolare ormai tutto spelacchiato.
Molti acquisti li ho evitati gia' solo guardando bene le foto dell'oggetto.
Ma sono invece d'accordissimo sulle colpe del consumatore. La differenza fra una lavatrice economica e una costosa, una volta, era soprattutto nella robustezza e durata nel tempo. Ora e' nel numero di gadget digitali (la parte piu' delicata, in un oggetto che si riempie d'acqua). E il consumatore ora vuole le app sulla lavatrice... e l'industria gliele da' (ma a che SDAGWQTAS@%FDW serve il wi-fi su una lavatrice?)
Fred
p.s. il Nokia 5800 di mia moglie funziona ancora (16 anni? ricordo bene?). Il mio l'ho dovuto cambiare (con immenso dispiacere) solo perche' si e' rotto cadendo.

blu-flame ha detto...

a che SDAGWQTAS@%FDW serve il wi-fi su una lavatrice?
A vendere una lavatrice cinokoreana da 300E piu' cara di una casso di miele!

Il cossumatore vuole far vedere all'amico l'app lavacoyotes che lui non ha!

ijk ha detto...

Sono trisemente d'accordo. Per quanto mi senta un verdoscki non mi sento di attribuire la responsabilita del degrado della qualita e della durevolezza dei beni alla cattiveria delle multinazionali.
Ne scrissi tempo fa.. http://ravennapensa.blogspot.it/2014/04/obsolescenza-malprogrammata.html

Ps
ho un'auto di 16 anni e un nokia di 10 che carico ogni venerdì.

Mr. Mechano ha detto...

A me la mora cicciotta nel selfie allo specchio piace un casino.
Si può avere il suo numero?

Anonimo ha detto...

Per certe "innovazioni" però il consumatore non è che se le sia proprio cercate.

Fino a una quindicina di anni fa tutte le lavatrici avevano i cuscinetti del cestello che potevano, con un po' di fatica, essere sostituiti.
Poi arrivo whirlpool che cominciò a termosaldare la vasca, cosicché non si poteva tirar più fuori il cestello.
Sfido io anche il più addentro a pensare di dover guardare da sotto la lavatrice (oltretutto gli stampi di resina restarono gli stessi di prima per lungo tempo).

Fu così che il ricambio da qualche € cominciò a costarne 200 di vasca completa, per far girare l'economia.

Automagicamente i cuscinetti stessi cominciarono a restringersi, mentre con le stesse vasche passava da 5 kg a 6-7-8-9 kg di carico nominale.

Siccome era una gran bella idea venne subito copiata dagli altri produttori.
Curiosamente lorsignori del meidinitali (perché noi siamo la qualità eh...) ci arrivarono ben prima dei turchi della Beko, e molti ebbero il fallimento che si erano cercati.

Ad oggi è rimasta solo Miele a non fare il giochino...

Ma l'importante è rispondere allo standard a++++++ (ovviamente il programma che lava 27 kg in 9 ore e mezzo litro d'acqua serve solo per il test, poi c'è il programma volkswagen che lava normalmente in 2 ore). Dei consumi per costruire quello che dopo 4 anni diventa un rifiuto speciale da 40 kg le varie direttive ecodesaign se ne fregano.