sabato, gennaio 30, 2010

Reflex 135 8-l'imposizione digitale



Nel 2001 comincia a vedersi la transizione. Non viene dall'alto com'è sempre stato, cioè una nuova tecnologia migliorativa che arriva prima sulla fascia alta e poi, come è sempre successo, arriva in basso. Arriva dal basso, non dalla reflex da 1001 notte, non dall'apparecchio di altissima qualità, ma dal basso, dall'utente che non capisce un tubo e le compattine.
Nonostante le nubi ci sono in commercio almeno 23 tipi di diapositive, solo Kodak ne produce 9 diverse, moltiplicate per le sensibilita' disponibili il fotografo ha centinaia di opzioni... Migliaia se aggiungiamo le negative.
Minolta arriva con una fotocamera che dovrebbe essere il non plus ultra nelle compatte,la dimage 7. La pubblicità comincia a parlare spudoratamente di pixel senza vergogna e minolta non fa eccezione: "milioni di pixel avanti a tutti" e' lo slogan. Il prezzo viene considerato molto conveniente: 3 milioni di lire. Il prezzo di una medioformato.
Gli altri non stanno a guardare e nell'arco di pochi minuti, perché ormai è questo ritmo delle novità, presentano altri oggetti con lo stesso sensore alcuni con le forme molto strane. Una particolarita' gia' vista anni fa con le bridge, no? Il marketing si deve affermare!
Gli stampatori intanto cominciano a utilizzare il digitale per semplificare la bagarre nata dall'introduzione del formato APS, se il formato nuovo gli reso la vita molto difficile il digitale semplifica. Due gli effetti collaterali: il primo la possibilità di stampare un file aprendosi così al mercato nascente del digitale o dell'elaborazione al computer. Il secondo effetto e' l'abbattimento della qualità della pellicola: se prima si stampava direttamente con il fotogramma oggi prima si scandisce abbassando la qualità del fotogramma alla massima qualità permesse dalla scansione e dalla stampante integrata nel sistema. In questo momento per chi usa la pellicola che si serve da un laboratorio integrato vi è un abbassamento qualitativo mostruoso avvicinandolo al digitale.
Come se nulla fosse successo continuano ad essere presentate macchine fotografiche tradizionali, alcune veramente ottime come la Sigma sa9.
le usa e getta cominciano a utilizzare un formato bizzarro, il famoso APS.
Cominciano a sparire altri mostri sacri come la nikon FM o la Pentax LX. La qualita' evidentemente non interessa piu'.
La Nikon fm3a e' un interessante test: e' la solita Cosina a pellicola che il pubblico disdegna perche' il logo sul pentaprisma non e' quello in voga, ma negli ultimi 30 anni ha prodotto ottime macchine alcune veramente degne di nota. In Italia si riesce a vendere solo con il logo nikon.
E' la definitiva conferma che il marketing e' arrivato dove il consumatore e' ignorante. Cosina ha prodotto anche la Canon T60, Yashica FX-3 e Super 2000, la Nikon FM-10 e FE-10, ma se il possessore vede una cosina originale storce il naso.

Nel 2002 si scende la china verso il digitale, le immagini elettroniche cominciano ad essere guardabili senza generare un disgusto. Certo è che la qualità non è un granché ma nonostante ciò fino ad oggi ne hanno vendute a milioni e questo ha permesso di incamerare un enorme quantità di denaro necessario al prossimo Step: l'uccisione della pellicola. Gli investimenti necessari per lo sviluppo di questa tecnologia diverranno mostruosi.
I giornali cominciano con la tiritera che il digitale è economico quando le memorie sono ancora molto costose e una compatta costa come 8.000 diapositive più una macchina con pellicola. una reflex Fuji S1 (per l'amante del pixel, ne ha 3 milioni) costa 7 milioni come dire quasi 20.000 diapositive con sviluppo e intelaiatura comprese, un corpo macchina identico a quello digitalizzato e avanzano ancora soldi per un secondo corpo economico di scorta nonostante non si sia ancora acquistato le memorie per il digitale.
Sulle riviste appaiano anche le lamentele dei fotoamatori che passando al digitale, anche quello di fascia alta, ed avendo speso cifre importanti si lamentano perché la qualità è tutt'altro quella aspettata. Un supporto di memoria da 64 megabyte costava € 400. Insufficiente a contenere 36 foto senza perdite di una reflex digitale .

Da qui fino alla 2010 vi sono solo due trend: L'aumento delle prestazioni del CCD, spesso infilato dietro ad un ottica incapace di farlo funzionare, e l'equipaggiamento tutte le reflex prodotte fino ad oggi con un sensore digitale. Tutto sommato i corpi macchina non avranno altre grosse evoluzioni, anzi in alcuni casi verrà tolta la lettura attraverso l'obiettivo del flash durante l'esposizione per risparmiare i soldi della seconda fotocellula ma verrà propagandato come innovazione tecnologica funzionando peggio della cara vecchia Olympus del 1975. Altro problema di questa scelta e' l'aumento dei costi del flash, da pochi soldi al prezzo di un corpo macchina.
A peggiorare tutto ciò il fatto che le aziende più piccole del duo trainante debbono scendere a compromessi per rifornirsi di quella elettronica che si trova dietro le tendine.
Arriva una concorrenza agguerrita che porta in breve termine la costruzione della maggior parte dei componenti non ha piu' degli artigiani orologiai ma alle solite industrie dell'elettronica di consumo come Sony, Philips,Max e tutti quei marchi sconosciuti più che appaiano solamente stampati dentro gli apparecchi elettronici quando si smontano. Così....

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